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sabato 6 aprile 2013

Soccket: il pallone da calcio che produce energia elettrica

Oggi giocare una mezz’oretta a calcio può bastare per avere l’energia elettrica necessaria a mantenere una lampadina led accesa per tre ore.

Quest’innovativa invenzione è frutto del lavoro di quattro studenti di Harvard che sono riusciti a fare di un gioco una vera rivoluzione.
Soccket all’apparenza è un comune pallone da calcio, ma al suo interno è presente un meccanismo in grado di trasformare l’energia cinetica - data dagli spostamenti e dai colpi subiti dalla palla - in energia elettrica, che viene immagazzinata da una batteria. Pesa poco più di una tradizionale palla da calcio, è rivestito da una schiuma impermeabile, morbida al tatto che protegge il meccanismo all’interno e non si buca.
Quando venne creato il primo prototipo (nel 2010) fu subito aperto un dibattito sui molteplici utilizzi che se ne potevano fare e le idee furono molte, ma la più interessante riguardava il grande aiuto che poteva fornire alle famiglie più povere e oggi, infatti, è usato nelle aree economicamente più arretrate degli USA e in Messico.
Attualmente viene prodotto interamente negli Stati Uniti, ma entro fine anno si prevede che venga messo in commercio in tutto il mondo.




di Ilaria Rossin

mercoledì 3 aprile 2013

Il tatuaggio elettronico che ti dice se sei in salute

Il tatuaggio non è soltanto più un simbolo di moda e distinzione sociale ma diventa un vero e proprio dispositivo elettronico in grado di misurare lo stato corrente di salute.

Tale dispositivo è il frutto della ricerca nel campo dell'elettronica flessibile, dunque in grado di adattarsi alla rugosità della pelle senza il minimo ingombro così da non compromettere la funzionalità di monitoraggio delle varie funzioni vitali.
L'applicazione avviene timbrando l'epidermide ed è così che per le due settimane successive, tempo in cui avviene il processo di esfoliazione dell’epidermide, chiunque potrà tenere sotto controllo oltre alle condizioni generali di stress, attività muscolare, idratazione del corpo, anche lo stato di guarigione di eventuali ferite. Il circuito elettronico infatti registra i dati e li invia poi ad un dispositivo remoto per essere consultati. Negli ultimi mesi gli studiosi del settore si stanno impegnando ad integrare nel tatuaggio un sistema di alimentazione wireless per migliorarne l’efficacia e poter così commercializzare il prodotto , dando inizio alla nuova era del self-wellness oltre che ad una svolta nel mondo della medicina.




di Andrea Morelli

martedì 2 aprile 2013

Rivoluzione industriale 2.0

Chi non ha mai sognato, vedendo un tiramisù a quattro strati, di poterlo ottenere all'istante, oppure  di poter indossare degli splendidi gioielli, impossibili da cesellare con le tecniche tradizionali?
Entro pochi anni questi scenari non saranno più fantascienza, grazie all'invenzione della stampa 3D.
Essa trasformerà il modo di produrre attraverso la “manifattura additiva”, un processo che realizza oggetti aggiungendo strati di materiale uno sopra l'altro fino ad ottenere la forma e la consistenza voluta.
La ‘Converse’, ad esempio, usa questa tecnica dal 2004, e questo gli consente di portare più rapidamente sul mercato i nuovi modelli di scarpe; la ‘Alessi’ con l'aiuto delle nuove stampanti ha migliorato la sua celebre macchina per il caffè, risparmiando moltissimo tempo e il 70% dei costi.
C'è perfino chi sta sperimentando nuove tecniche per creare organi umani artificiali, come l’azienda americana Organovo, che ha creato una stampante che impiega come “inchiostro” cellule umane! Pensate, in futuro, sarà forse possibile “stampare organi” partendo dalle cellule del paziente, senza aver la necessità di ricorre a donatori.
Tra i vantaggi si potranno produrre molti beni di consumo là dove servono, evitando sprechi di materiale, spese ed inquinamento per il trasporto.
Attenzione al “rovescio della medaglia”, avranno molto da fare i responsabili del copyright!
È evidente che se ogni oggetto può essere rappresentato in un file digitale, sarà estremamente facile poterlo copiare: scaricarlo attraverso la rete e produrlo con una stampante tridimensionale.
Questa possibilità  apre uno scenario preoccupante per le aziende: quando l’idea di un oggetto diventa disponibile a tutti, difendere la proprietà intellettuale risulterà assai difficile!



di Ilaria Maschio

domenica 24 marzo 2013

La fabbrica dei super atleti


Grazie al clamore olimpico sulla campionessa cinese Ye Shiwen (16 anni) sono state portate alla luce le potenzialità della terapia genica, ovvero la manipolazione del Dna al fine di migliorare le prestazioni sportive. Secondo l’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB), il gene che più si presta al doping genetico è l’IGF-1, una proteina anabolizzante prodotta nel fegato e nel muscolo sotto lo stimolo dell’ormone della crescita GH, grazie alla quale si può aumentare la massa muscolare del 40% e triplicare la resistenza.
Scoprire la modificazione genetica è quasi impossibile, infatti al giorno d’oggi non esiste ancora un test in grado di smascherare i truffatori. Questo perché il doping genetico non lascia tracce nel sangue o nelle urine e l’IGF-1 è indistinguibile dall’ormone prodotto normalmente. Ma questa terapia comporta anche degli effetti negativi: infatti il pericolo corso dall’atleta è enorme perché non si conoscono ancora i rischi a lungo termine. L’IGF-1 ingrossa i muscoli perché promuove la proliferazione cellulare dalla quale, però, si potrebbero scatenare malattie cardiovascolari o tumori, inoltre la terapia genica non è reversibile: una volta inserito, il gene rimane per tutta la vita.
Non è dunque facile riconoscere chi è nato con una variante genetica da chi l’ha acquisita in laboratorio; di fatto sono 200 finora le mutazioni associate alle prestazioni sportive. In quasi tutti i velocisti è stata riscontrata una variante genetica che sta alla base dello sprint (l’85% degli africani ne possiede una copia, mentre in Europa la percentuale scende al 50%), nei maratoneti e negli scalatori invece è stato rilevato un enzima che modifica la pressione del sangue dando così loro una marcia in più (si trova nel 94% degli Sherpa, un gruppo etnico che popola le vette dell’Himalaya). In ogni caso si tratta di un corredo genetico che non è trasmissibile all’interno di un virus.
Ci sono infine geni da tenere d’occhio poiché se inibiti o stimolati possono creare dei veri e propri super atleti:<< Non si tratterebbe di doping genetico perché non si andrebbe a modificare il gene, ma a bloccarlo con specifiche molecole di cui non resterebbe traccia nel sangue, ma la possibilità è quella di creare dei mostri >> spiega il genetista di Trieste Mauro Giacca che sta cercando di mettere a punto un test per scoprire il doping genetico. Dunque quale atleta sarebbe disposto a rischiare tanto?




di Lucia Caron