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lunedì 8 aprile 2013
Lo sport fa bene alla salute
Lo sport oltre ai benefici che tutti conosciamo, ha un notevole effetto positivo sul sistema nervoso. Non si limita infatti a rinforzare muscoli, cuore e polmoni ma migliora anche le prestazioni mentali. Con l’avanzare dell’età le funzionalità cognitive si riducono a causa della inevitabile perdita di volume del nostro cervello il che vuol dire meno memoria e una inferiore capacità di comprendere e comunicare. Ma questo ‘restringimento’ si può prevenire e ridurre semplicemente con un po’ di moto quotidiano
Lo sport quindi rende più “intelligenti” e più sport diversi si praticano e meglio è, perché si sviluppano aree cerebrali diverse. Sono importanti sport di coordinazione oculomotoria come il tennis, il ping-pong o anche le freccette, ma sono importanti sport come la corsa lunga o il nuoto in cui si sviluppano maggiormente capacità propriocettive e quindi vie afferenti sensitive.
negli ultimi anni sono stati avviati nel mondo innumerevoli studi finalizzati a individuare nuove strategie per prevenire il progressivo declino cognitivo.Chi è fisicamente attivo mantiene nel tempo, una migliore autonomia e qualità di vita. Affermazione valida anche per tutti coloro che sono affetti da patologie degenerative che, grazie all’esercizio fisico, presentano un’evoluzione più lenta e meno invalidante. Un altro studio dimostrava come alla Columbia University era stato scoperto che come l’attività fisica era in grado di stimolare la nascita di nuove cellule nell'ippocampo, quella struttura del cervello che controlla la memoria e l'apprendimento.Infine è stato recentemente portato a termine il lavoro del team di neuroscienziati dell'Università di Edimburgo che, dopo sessant’anni di ricerche, hanno stabilito che una delle possibili spiegazioni degli effetti benefici dello sport è legata all’aumento della circolazione sanguigna. Il movimento aumenta l’apporto di sangue ai tessuti e quindi anche al cervello, compresa l’area dove risiedono la capacità di apprendere, l’attenzione e la memoria.In termini più semplici: con lo sport praticato regolarmente, più sangue arriva al cervello, più neuroni nuovi rimarranno attivi e a disposizione delle funzioni intellettive più elevate che richiedono concentrazione e ragionamento.
di Francesco Tessari
domenica 7 aprile 2013
Quando un'oro olimpico rovina la vita
Alex Shwazer, campione olimpico di marcia 50 km a Pechino 2008, è attualmente sospeso per doping dal Tribunale Nazionale Antidoping poiché il 6 Agosto 2012 è risultato positivo all'eritropoietina.
Questo ragazzo, campione olimpico a soli 23 anni, è l'esempio lampante di quanto lo sport ad alti livelli possa diventare devastante.
Nonostante molta gente ancora oggi non creda alla sua versione dei fatti, egli, dopo aver rivisto la sua ascesa e il definitivo crollo davanti alle telecamere due giorni dopo il controllo, spiega tristemente la sua scelta. Per Alex, già dopo Pechino, iniziò un periodo di confusione, nel quale perse la lucidità su cui faceva maggiormente affidamento, dovuto al più grande cambiamento avvenuto nella sua vita : non era più un atleta sconosciuto. Questo lo portò ad avere sempre più aspettative verso di sé e da parte di coloro che lo circondavano: "Avere più talento e più classe degli altri non è sempre positivo perché chiedi di più anche a te stesso. Se vinci un'Olimpiade a 23 anni e col carattere che ho io vuoi sempre fare di più e alla fine, con questo, io mi sono svuotato mentalmente." racconta Alex.
Nel 2011, dopo aver concluso la collaborazione col Dott. Ferrari a causa di perquisizioni di ciclisti per doping che si allenavano con lui, Alex cadde in depressione. Non aveva più un allenatore, era reduce da un infortunio alla gamba ed era stanco sia fisicamente che mentalmente. Nonostante fosse circondato da molti amici, nessuno ebbe la rigidità di fermare il campione olimpico prima che si rovinasse la carriera. Non era più contento di se stesso, era alla continua ricerca di quella felicità che possedeva prima di vincere le Olimpiadi e trascorse dei momenti in cui odiava essere Alex Shwazer. Non aveva più stimoli e, ad oggi, sostiene fermamente che avrebbe dovuto imporsi una pausa. "Ma se sei un vincitore olimpico tutti ti vedono come un carro armato che vince tutto e che tornerà a vincere tutto e tu hai sempre meno forze di dire: basta non ce la faccio più." L'ultimo passo che lo portò a rovinarsi per sempre la carriera fu di doparsi nel settembre 2011.
Durante l'intervista con i giornali, due giorni dopo il controllo, si può vedere come lo sport per cui questo ragazzo ha tanto lavorato l'abbia portato all'autodistruzione. Devastato ma soprattutto stanco di esser diventato un'aspettativa, crolla davanti alle telecamere sostenendo di essere contento, in parte, che sia finito tutto. Lui voleva che finisse tutto.
Alex Shwazer rivede la sua intervista dopo il controllo a -Le Invasioni Barbariche-
Oggi Alex Shwazer ha ripreso il possesso della sua vita. Studia economia e spera di tornare a praticare lo sport poiché è qualcosa che ha sempre avuto dentro di lui. Inoltre sta scrivendo un libro intitolato "Quelli che camminano", nel quale ripercorre la sua esperienza col doping e con cui tenta di far passare il messaggio che anche gli atleti sono umani. Anch'essi possono perdere la lucidità e il controllo dello stress che gli si attribuisce. "Ogni tanto bisogna imporre le cose all'atleta. Noi atleti siamo bravi a dirci che va tutto bene. Comunque, nonostante il doping sia molto presente nello sport, sono convinto che la maggior parte delle persone ce ne fanno uso non vadano d'accordo con loro stessi e cerchino di crearsi questa scorciatoia. Ma se uno ha più talento e classe di un altro vincerà sempre e comunque...senza doping!"
Intervista completa di Alex Shwazer al -Le Invasioni Barbariche-
Di Tolosa Marta
Questo ragazzo, campione olimpico a soli 23 anni, è l'esempio lampante di quanto lo sport ad alti livelli possa diventare devastante.
Nonostante molta gente ancora oggi non creda alla sua versione dei fatti, egli, dopo aver rivisto la sua ascesa e il definitivo crollo davanti alle telecamere due giorni dopo il controllo, spiega tristemente la sua scelta. Per Alex, già dopo Pechino, iniziò un periodo di confusione, nel quale perse la lucidità su cui faceva maggiormente affidamento, dovuto al più grande cambiamento avvenuto nella sua vita : non era più un atleta sconosciuto. Questo lo portò ad avere sempre più aspettative verso di sé e da parte di coloro che lo circondavano: "Avere più talento e più classe degli altri non è sempre positivo perché chiedi di più anche a te stesso. Se vinci un'Olimpiade a 23 anni e col carattere che ho io vuoi sempre fare di più e alla fine, con questo, io mi sono svuotato mentalmente." racconta Alex.
Nel 2011, dopo aver concluso la collaborazione col Dott. Ferrari a causa di perquisizioni di ciclisti per doping che si allenavano con lui, Alex cadde in depressione. Non aveva più un allenatore, era reduce da un infortunio alla gamba ed era stanco sia fisicamente che mentalmente. Nonostante fosse circondato da molti amici, nessuno ebbe la rigidità di fermare il campione olimpico prima che si rovinasse la carriera. Non era più contento di se stesso, era alla continua ricerca di quella felicità che possedeva prima di vincere le Olimpiadi e trascorse dei momenti in cui odiava essere Alex Shwazer. Non aveva più stimoli e, ad oggi, sostiene fermamente che avrebbe dovuto imporsi una pausa. "Ma se sei un vincitore olimpico tutti ti vedono come un carro armato che vince tutto e che tornerà a vincere tutto e tu hai sempre meno forze di dire: basta non ce la faccio più." L'ultimo passo che lo portò a rovinarsi per sempre la carriera fu di doparsi nel settembre 2011.
Durante l'intervista con i giornali, due giorni dopo il controllo, si può vedere come lo sport per cui questo ragazzo ha tanto lavorato l'abbia portato all'autodistruzione. Devastato ma soprattutto stanco di esser diventato un'aspettativa, crolla davanti alle telecamere sostenendo di essere contento, in parte, che sia finito tutto. Lui voleva che finisse tutto.
Alex Shwazer rivede la sua intervista dopo il controllo a -Le Invasioni Barbariche-
Oggi Alex Shwazer ha ripreso il possesso della sua vita. Studia economia e spera di tornare a praticare lo sport poiché è qualcosa che ha sempre avuto dentro di lui. Inoltre sta scrivendo un libro intitolato "Quelli che camminano", nel quale ripercorre la sua esperienza col doping e con cui tenta di far passare il messaggio che anche gli atleti sono umani. Anch'essi possono perdere la lucidità e il controllo dello stress che gli si attribuisce. "Ogni tanto bisogna imporre le cose all'atleta. Noi atleti siamo bravi a dirci che va tutto bene. Comunque, nonostante il doping sia molto presente nello sport, sono convinto che la maggior parte delle persone ce ne fanno uso non vadano d'accordo con loro stessi e cerchino di crearsi questa scorciatoia. Ma se uno ha più talento e classe di un altro vincerà sempre e comunque...senza doping!"
Intervista completa di Alex Shwazer al -Le Invasioni Barbariche-
Di Tolosa Marta
sabato 6 aprile 2013
Mondiali di nuoto Barcellona 2013
Barcellona 2013: Occhi puntati su Federica Pellegrini
Dopo Roma 2009 è di nuovo tempo
di Mondiali di Nuoto. Questa volta tocca a Barcellona ospitarli, dopo la
rinuncia di Dubai. Il 18 luglio 2009, infatti, la FINA aveva designato come
città vincitrice l’Emirato, che però ha rinunciato nel maggio 2010, cedendo il
posto alla capitale catalana.
non è la prima volta che Barcellona organizza un evento di questa portata, infatti già
nel 2003 aveva ospitato la Kermesse mondiale. La competizione si svolgerà dal 19
luglio al 4 agosto. Si misureranno nelle varie specialità
atleti di tutto il mondo, ma la vera protagonista è Federica Pellegrini, la più
famosa e chiacchierata nuotatrice italiana. Dopo la deludente prestazione
dell’Olimpiade a Londra l’atleta ha deciso di provare a riscattarsi con un
nuovo stile: il dorso, il suo stile degli esordi.
L’anno di “riposo” non ha portato solo il cambio di stile, si possono
aggiungere anche il trasferimento e il ritorno al più eccentrico allenatore che
si sia mai visto: Philippe Lucas. Per tornare ad allenarsi con lui, che pare le
dia la sicurezza di cui necessita per tornare alle perfomance che tutti
ricordiamo, Federica ha infatti deciso di trasferirsi
a Parigi.
Riguardo alle infinite polemiche
che hanno coinvolto la nuotatrice e i suoi molti allenatori, la Pellegrini parla
chiaro: tutti i suoi cambiamenti non sono stati capricci, ma tentativi di
ritrovare quella sicurezza, quel coinvolgimento, quella protezione che fino ad
ora solo Alberto Castagnetti, storico allenatore della campionessa, sembrava
averle dato e che forse adesso può ritrovare in Philippe. Insomma, ai tifosi
della bella Federica non rimane che augurarsi un suo ritorno alle origini in
piena regola.
Federica Bellotti
giovedì 4 aprile 2013
La regina del ghiaccio
La regina è tornata!
Yu-Na Kim, pattinatrice artistica sudcoreana, vincitrice dell'oro Olimpico a Vancouver, è tornata ad infiammare il panorama artistico vincendo i Mondiali di London 2013 (Canada). Dopo un periodo di pausa al termine dei giochi olimpici, Yu-Na Kim ha calcato nuovamente il ghiaccio più decisa che mai per riprendersi il gradino più alto del podio, che a quanto sembra è impossibile portarle via.Leggerissima e perfetta nel suo programma libero, coreografato sulla colonna sonora di "Les Miserables", la campionessa lascia dietro di se Carolina Kostner, la quale si aggiudica l'argento scintillante proponendo il miglior short program di tutto il Mondiale! Elegantissima come solo lei
sa essere, Carolina è riuscita a regalare un'altra strepitosa esibizione al pubblico italiano, nonostante abbia avuto qualche problema al naso, che è sanguinato poco prima di scendere in pista.Le due principesse del ghiaccio ora si contendono il palcoscenico del pattinaggio artistico ed entrambe sono determinate al massimo in vista dei prossimi giochi Olimpici. Chi riuscirà a sedere sul trono cosi' da ottenere il titolo di regina?
di Valentina Saracco
sa essere, Carolina è riuscita a regalare un'altra strepitosa esibizione al pubblico italiano, nonostante abbia avuto qualche problema al naso, che è sanguinato poco prima di scendere in pista.Le due principesse del ghiaccio ora si contendono il palcoscenico del pattinaggio artistico ed entrambe sono determinate al massimo in vista dei prossimi giochi Olimpici. Chi riuscirà a sedere sul trono cosi' da ottenere il titolo di regina?
di Valentina Saracco
venerdì 29 marzo 2013
Il sogno dell'oro olimpico
Il sogno che la squadra azzurra di
pallavolo maschile si pone come obiettivo da raggiungere è quello
della vittoria Olimpica a Rio de Janeiro nel 2016. A Londra 2012
questo traguardo è stato sfiorato dalla squadra di Berruto, il quale
aveva definito il gruppo dei ragazzi da lui allenati come uniti e
pronti a rialzarsi :"Questa squadra ha un gran futuro,atleti
come Zaytsev, Parodi, Travica, Giovi rappresentano la pallavolo di
domani. In questo momento ho una sensazione di grandissimo orgoglio.
Dopo il quarto di finale, vinto meravigliosamente contro gli Stati
Uniti, e la semifinale, persa malamente contro il Brasile (argento),
l'Olimpiade per molti giocatori lascerà segnali positivi". Sul
valore degli avversari finiti più sopra sul podio nessun dubbio:
"Probabilmente abbiamo fatto il massimo che potevano fare in
questo momento-aveva ammesso il ct torinese - Finiamo al terzo posto
dietro due squadre (Russia e Brasile) che hanno dimostrato qualcosa
più di noi e che in questa competizione ci sono state superiori.
Sono convinto che questo terzo posto ci porta su un gradino più alto
di quello che sembra".Grandi soddisfazioni e vittorie,ma anche
sconfitte che non possono che invogliare gli azzurri a superare se
stessi e, ancora più uniti, ad elevarsi al gradino superiore che
tanto sperano di raggiungere.
di Virginia
Argondizza
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